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Bellissima intervista Edoardo Bennato

 
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Inviato: Dom Nov 19, 2017 3:59 am    Oggetto: Ads

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Pendaglio da Forca
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MessaggioInviato: Ven Giu 18, 2010 9:56 am    Oggetto: Bellissima intervista Edoardo Bennato Rispondi citando


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"A Gaia sarebbe piaciuta, questa porta… apriti, Sesamo! I bambini amano le magie…". Edoardo Bennato è nel celebrato, angusto, buio backstage del Teatro Ariston. È giovedì sera, serata da giovani e superospiti, ma in pieno stile sanremese, naturalmente: lui, e Fiorella ed Elisa, certo, ma anche Carmen Consoli e Nilla Pizzi, che avanza faticosamente – 91 anni e un ictus – capelli arancioni e boys a sorreggerla. C'è Miguel Bosè, che sta per andare in scena con Non ho l'età, in un paradossale capovolgimento dei ruoli ("Sono io l'uomo adulto a cui si rivolge la 16enne…") a cui sembra impossibile siano già passati 22 anni da quel Sanremo condotto insieme, Paul (Mc Cartney, ndr) da lui, Geroge (Harrison, ndr) da me al Palarock. C'è l'eterno scugnizzo Massimo Ranieri, che si scalda la voce cantando questi classici sanremesi a volume molto più alto di quelli che stanno in scena, oltre la Porta di Sesamo, quella che si apre quando la burrosa Antonella-Fiona, cocinera di questo minestrone del Sessantennale, chiama Edo con tono da fan. Il tempo di arrivare al centro del palco, e viene investito da quella domanda: "Edoardo, hai fatto pace con Sanremo? Ma perché uno popolare come te non è mai venuto a Sanremo?". Già, che c'azzecca il A-A-Caaann-tautore a Sanremo? Sfaccimmm! Edo, lesto nonostante la sorpresa, se la cava bene: "Circostanze…", come a dire: tutto e niente, fine della risposta, grazie, hai un'altra domanda?
Parte il tributo a Luigi Tenco, "uno che mi piaceva davvero, che stimavo", quella Ciao Amore Ciao cantata con disperato presagio nella notte del 1967, poche ore prima di spararsi un colpo, uccidendosi senza quasi neanche scalfire il corpaccione di questo Festival che, anno dopo anno, muore e rinasce su se stesso. È un folk rock alla Byrds, seguita da un medley di tre momenti temporali: gli inizi di Un giorno credi, un Capitan Uncino… con contrappunti di fiati e archi, e il nuovo singolo, È lei, che è poi la ragione vera per cui Bennato è qua, di fronte al cielo stellato e alle galassie del super-scenografo Gaetano Castelli. Una ballata lenta, questa nuova, dedicata a una bambina che sta nascendo in qualche angolo del mondo più povero, incertezza e speranza insieme che "un futuro diverso forse è già cominciato".
Una sorellina immaginaria per la piccola Gaia, la primogenita, 5 anni e sicuramente una svolta esistenziale nella vita di uno che è stato un grande e che, come in Un giorno credi, "riparte da zero".
Perché il nostro è stato probabilmente il più elettrizzante rocker-autore degli anni ’70, ma ne mancano ancora 30 alla conta. E sì, in questi 30 qualche momento di down c'è stato. Ci sta, per carità: anche Dylan – il suo primo modello – a un certo punto aveva chiesto ai Grateful Dead se poteva entrare nel gruppo, da tanto che non sapeva più dove andare. Per Edo, la prima flessione di popolarità è stata dopo quel fantastico inno alla "estate italiana", cantato con Gianna Nannini, che quasi ci portò in finale ai Mondiali 90.
Alcuni dischi scivolati via abbastanza inosservati, e un ritorno in prima fila forse inaspettato: un serial-spot per la Tim (ricordate le tre ragazze in barca a vela?) che nel 2001 che rilanciò tutto il catalogo, riportandolo in cima alle classifiche, probabilmente per un pubblico diverso dal suo zoccolo duro. E poi, di nuovo – e sicuramente inaspettata – una sparizione, appena interrotta nel 2006 dal tour con Alex Britti (che proprio coi dischi di Edoardo aveva cominciato, ragazzino). Zio Alex, come lo chiama Gaia, gli fece un tagliando sull'energia ancora bbuona, ma ciò nonostante il ritorno sperato non si era avverato.

Il futuro è ora, penso mentre in un hotel tres charmant a Montecarlo (abituale rifugio per i Vip del Circo Sanremo, a 60 km ) mi ritrovo con i celebri "ragazzi del quartiere", la posse presente nei momenti importanti, il suo territorio protetto, dove anche i litigi sono rilassati e dove tutto è permesso. C'è Massimo, età indefinibile, unico capellone, "addetto alla sofferenza", una maniera per indicare, sotto il Vesuvio, una sorta di problem solver. Il chitarrista Giuseppe Scarpato e il tastierista Raffaele Lopez. C'è Aldo Foglia, manager baffuto che su tutta questa storia ha scritto pure un libro. Vivono tutti ancora a Bagnoli, nel frattempo con famiglie naturalmente, ma sempre pronti a muoversi al richiamo. Come anche Franco De Lucia, quello che si direbbe il personal manager, in pratica l'angelo custode. Tranquillo, disponibile, esperto, vigile, di poche parole ma sempre "giuste", è fratello e padre insieme. C'era anche lui, in quegli anni ’70 quando dalla contestazione e dagli Autonomi ci si difendeva attaccando: "Il palco però non lo espugnarono mai", ricorda sempre Edo con orgoglio: anche se una sera, dopo quello che sembrò "un incontro di pugilato! Bellissimo!" si ritrovò persino con la camicia tagliata.
Durante una lunga passeggiata mattutina fra le megabarche del porticciolo più vicino del paese dei balocchi, Franco racconta le trappole tese sulla strada del cantautore di successo. I concerti pagati con un: "Ti daremmo 150mila lire, ma meglio di no, così finanzi il movimento". Le omnipresenti etichette politiche da cui sfuggire ("Perché dicono che sono di destra? Per lo stesso motivo per cui dicono che sono di sinistra. Uguale e contrario"). Gli impresari di partito (c'erano stati, eccome) che lo minacciarono perché nella Festa più importante non poteva "esserci". L'ex segretario di partito che aveva cominciato come addetto al servizio d'ordine, e quando è arrivato su si è dimenticato. O il sistema mediatico blindato di quella stessa sinistra che negli anni ’70 lo corteggiava, e ora lo ha rimosso. Come ha rimosso Gianni Minà, amico fedele, nonostante i punti di vista diversi su Fidel. De Lucia conosce bene quei 40 anni in cui si è navigato in acque piene di coccodrilli e Capitan Uncini, per non parlare di Gatti e Volpi.
E poi, c'è EB. Fedele alla linea, in tutti i sensi. Jeans, giubbotto, maglietta, capelli a presbitero (piuttosto rock per la verità), sempre in forma, attento alla dieta, mele sugose nello zaino per colazioni e merende. È sempre l'ultimo a prender sonno, ricompare verso le 14, concentrato in ogni passo che fa, molti dei quali per scansare qualsiasi refolo di aria condizionata: la soirée sanremese è importante, "cambia il vento", dice Franco, riferendosi al fatto che sul palco dell’Ariston Edo presenta in anteprima Le vie del rock sono infinite, l’album che arriva a ben sette anni dal suo ultimo lavoro.

È notte, quando finalmente posso far partire il registratore. Troviamo un divano nella hall, ignoriamo i cuscini per sederci per terra, Edoardo comincia a disegnare su un foglio una proiezione della Terra, con tanto di equatore e tropici, e per mezz'ora si tuffa in un monologo appassionato sulla sua convinzione "latitudinale", che sintetizzo drasticamente.
"Non esistono le razze, ma una sola famiglia umana, migrata dai luoghi dove la temperatura è più calda a quelli dove il rigore atmosferico ha velocizzato i tempi dell'evoluzione. L'uomo non ha bisogno di inventare, della conoscenza farebbe volentieri a meno, è legata al miglioramento delle proprie condizioni. Non a caso sono al Nord le città più vivibili e moderne del pianeta, mentre verso l'equatore questo numero decresce. Nel 1950, quando le donne nel nostro Sud ancora vestivano di nero, a Oslo invece già conducevano gli autobus. La storia va studiata con la geografia. Non è un problema di buoni e cattivi, ma di umanità adulta e bambina. E poi, prendi Io Tarzan tu Jane: tutti sono convinti che la Natura è buona, e gli uomini cattivi. Ma la catena alimentare è di una violenza inaudita, ogni animale sta in agguato per cacciare quello più piccolo di lui. Per ogni mamma leonessa che dà il pasto ai suoi cuccioli ci sono i cuccioli senza mamma di una zebra fatta a pezzi. L'uomo cerca disperatamente di sovvertire queste leggi, di instaurare un modello in cui non ci sia sopraffazione, violenza, ma fa fatica. E anch'io a essere capito: se l'interlocutore non parte da questa impalcatura subentrano meccanismi come la retorica pseudo politica, i luoghi comuni. È come assistere a una discussione di meccanica razionale se non sai ancora le tabelline".

E tutto questo ti è servito per scrivere Io Tarzan tu Jane?
"…e tutte le altre canzonette".

Sono passati sette anni dal tuo ultimo album. All'inizio della tua carriera ne facevi quasi uno all'anno. Che è successo?
"Allora i meccanismi mi davano la possibilità di far ascoltare le mie canzoni. Quando dopo nove anni di gavetta nel ’73 uscì il mio primo album, il direttore della Ricordi mi chiamò: "Edoardo, le radio non lo trasmettono, dicono che la tua voce è sgradevole. Quindi, tu fai l'architetto no?…e lascia perdere!". Mi giocai l'ultima carta: io e il tamburello a pedale, di fronte al bar Vanni. Passarono i giornalisti di Ciao 2001, mi portarono dal direttore Rotondi che mi mandò al Festival di Civitanova Marche. Quando salii sul palco ero nessuno, quando scesi le lobby acculturate e politicizzate decretarono che potevo essere il rappresentante ideale dell'insoddisfazione giovanile, e quindi ricevetti la patente per fare questo mestiere, che mi era stata rifiutata dalla gente e dall'Industria. (Canticchia): "Arrivano i buoni, ah!, han detto che devono eliminare tutti i cattivi, aha!, ma sarà l'ultima volta…", uno sfottò davvero pazzesco, ma finalmente potevo dire quello che volevo, ormai la licenza me l'avevano data. Capito?".

Ma la gente…
"No. La gente non c'entra mai niente. Se no il mio primo album sarebbe stato un successo. C'entra un gruppo di persone, un'élite se vuoi, che si prende onore e onere di presentarti in un certo modo. Tu puoi scrivere le canzoni più belle, due anni fa ne avevo già 30, ma se non vengono fatte ascoltare non serve a nulla. Guarda, nel 2001 fui interpellato per far la pubblicità della Tim. I miei interlocutori si dichiararono miei fan e volevano raccontare questa storia a puntate con le canzoni di Sono solo canzonette…, come Ma che sarà, L’Isola… Quando fu pronto il film dissi, provate invece a metterci quest'altra come inizio: "Le ragazze fanno grandi sogni…". Era una canzone di sei anni prima che però loro, i miei fan, e tutti gli altri fan, e i parenti dei fan, non conoscevano. Perché? Il disco l'avevo fatto, era uscito, la creatività c'era stata, ma non è stato sufficiente… Non è mai sufficiente, puoi fare anche la Cappella Sistina, ma se… Insomma, come non l'avessi mai fatto. La misero sotto al posto dell'altra: "Bellissimo! Ma quando l'hai fatta sta canzone, mo’?". Arrivò dallo studio accanto pure Bonolis: "Ecco la nuova canzone di Bennato! Bellissima!". Poi feci Afferrare una stella, e un'altra dal ’98, Fantasia, da Sbandato. E presi atto che io, Bennato, che in teoria sarei in grado…e invece. Ma io li conosco questi meccanismi, anche se di queste cose farei meglio a non parlare, sono uno fortunato, in mezzo a una massa di aspiranti sono uno che ce l'ha fatta, per cui non potrei recriminare mai… Anzi, guarda (sogghigna) dovresti dire solo che negli ultimi anni avevo aperto una macelleria a piazza Bagnoli, ma ora c'è questo nuovo disco, che sono 13 belle canzoni, che Bennato è in gran forma… Alla gente il resto non interessa".

È lei parla di una bimba che nasce in qualche angolo dimenticato del mondo, e insieme a lei un sogno, un progetto…
"Obama è una benedizione, sintetizza esattamente quello che dico. È un fatto simbolico, se vogliamo: viene da uno dei posti poveri del mondo, ma la vera cosa che differenzia gli uomini non è dove sono nati, ma l'affetto che hanno ricevuto nei primi istanti della loro esistenza. Se anche nasci nel posto più povero, ma hai qualcuno che ti aspetta e ti dà amore, tenerezza, sarai più vitale e propositivo. È come il simbolo di Gesù, dint'a capanna… sono simboli. Anche a costo di essere impopolare Obama è in grado di compiere certe scelte, e la gente intuisce che non sono fatte per privilegiare una qualche categoria, ma perché sceglie la soluzione meno peggiore. Come è sempre. La me-no-peg-gio. Non solo, è lui che, dal basso delle sue origini, può essere più propositivo anche nei confronti di quella parte della famiglia umana che era la sua.
Il razzismo vive nell'ignoranza, chi dà linfa alla Lega sono gli ex-immigrati arrivati al Nord, strapazzati per 10 anni, loro penultimi in contatto forzato con gli ultimi. Nei salotti buoni parlano e pure tanto, ma sul fronte ci stanno loro. È il capostazione arrivato con la valigia di cartone, vien qua terùn, ha risalito la china, i figli parlano milanese, ha avuto l'investitura ufficiale, è lui che tartassa il magrebino. Non è un problema di buoni e cattivi: è che i numeri, la latitudine di Treviso e Reggio Calabria sono diversi…".
Intanto passa la posse che va a letto, "Come va? ". "Bene, bene, gli sto raccontando della Macelleria"… Il tempo di far sfumare le risate e si riparte.

Sei quel che si dice uno senza età. Cos'è, merito dello spirito, della genetica…?
"Beh, se non fossi così eviterei di fare musica. Ma ne ascolto molta, vado ai concerti e mi faccio autografare i dischi dai gruppi giovani di rock & roll. Sono andato a vedere i Coldplay con Fernanda Pivano, l'avevo conosciuta agli Smashing Pumpkins, fortissima, stava lì per conto suo! Faccio compilation con Rossini, Mozart… ho fatto dei concerti a Pechino col Quartetto d'Archi, un’operazione complicata ma energetica. Anche se dovessi suonare di fronte a Lou Reed, mi porterei il Quartetto, altrimenti rischierei di essere solo un italiano che fa rock, figurati. Anche perché all'estero i testi arrivano meno. E quello che mi riscatta, anche di fronte a me stesso, sono i testi".

Chi ti piace?
"De André, De Gregori, Jovanotti, Bersani, Carboni, Battiato…".

E Dylan?
"Dylan è uno che si diverte. Storpia le canzoni che fa, è la sua rivincita su tutti quelli che allora non lo hanno capito".

Nelle tue canzoni hai sempre dipinto ritratti femminili teneri, rispettosi, bei manifesti di femminilità…
"Nei posti dove le donne hanno svolto un ruolo importante nella vita della comunità, l'umanità è cresciuta. La famiglia umana matura ha capito quanto il ruolo della donna sia importante. Se il raziocinio spietato dei maschi conduce verso la violenza, le donne intervengono, risolvono il problema".

È anche un momento storico nel quale non si capisce cosa vuole, dove va…
"Perché si era costruita questa impalcatura in cui ufficialmente comandava il maschio, ma dietro c'erano le direttive di una madre, figlia, moglie, amante. È un equilibrio che ha faticosamente retto fino al momento in cui il movimento femminista ha prevaricato questa istintività propositiva della donna. Adesso i maschi hanno perso anche la facciata, non solo non contano ma lo sanno, ne sono consapevoli, sono impauriti, e quindi più aggressivi. Ricordi? "Vostro padre non vuole"… ma era tutto un trucco. E la forza del padre era quella di fidarsi…".

Il tuo modello è la donna di Perfetta per me?
"Quella è una donna un po' all'antica, con qualche difetto che a me in realtà sta bene, ma prescinde dal ruolo femminile. Io volevo esaltare colei che ha ancora sogni segreti, che è diversa dalla donna-velina".

La mamma di tua figlia è così?
"…". (Silenzio, un sorriso)

Ai tempi di Uno buono presidente della Repubblica era Leone, ora c'è Napolitano, ma i guai sono gli stessi…
"Devi andare all'origine: "In Piemonte c'era un Re"…dopo le varie dominazioni arrivarono i Savoia, dopo l'Unità d'Italia le masse diseredate del Sud guardarono ai Savoia come i successori dei Borboni, con l'aggravante che si erano pure portati via i soldi del Banco di Napoli. In quel momento si crearono personaggi leggendari, i briganti che difendevano i disperati, che erano masse enormi, dai nuovi dominatori".

I briganti come la camorra di adesso?
"La camorra non è solo l'arroganza di pochi, è la disperazione di una moltitudine. A fronte di 400mila che si sobbarcano un disagio pazzesco, che hanno un livello culturale adeguato, da società moderna, ci sono circa 2-3 milioni di persone che pensano che lo Stato non li protegga, e che ci sia un’entità che li difende dagli strumenti intimidatori e vessatori del tiranno: il Carabiniere, il Finanziere, il Vigile. È un cancro che mina alle fondamenta una civiltà, vista dall'occhio di uno scandinavo è incomprensibile che esista ancora questa mentalità, un anti-stato. Ma è un problema lungi dall'essere risolto.

Napoli quindi è…
"Una polveriera, ma bisogna passare da Napoli se si vuol guarire l'Italia. Per me è ancora la città più bella del mondo, un riferimento, una scuola di vita".

E se tu fossi sindaco di Napoli? Dimmi due cose che faresti…
"Insegnerei questa cosa della latitudine nelle scuole. Anzi, a dire il vero nelle scuole fin dalle elementari ci sta già, ma…"

E la seconda?
(Pausa, risata). " Farei ripassare la prima!".

Sono passati due giorni. La classica cena del Dopofestival è finita, il ristorante assediato da fan e radio private è ormai alle spalle. La Mercedes nera ci porta via, nell'ennesima notte piovosa. Il tempo di accendere il registratore, e cala il gelo. "Beh, allora, come è andata?". "Bene…". "Dimmi, che effetto fa il famoso palco dell'Ariston?" "Nessuno…". "Dai, su, come nessuno, tutti questi giorni di concentrazione, cura, prove, e poi nessuna emozione?!". "Io mi emoziono sempre, su qualsiasi palco, perché la musica dà emozione, vibrazioni…". "Sssì, certo Edoardo…vogliamo allora dire qualcosa del potere del rock, della sua longevità, del "hope I die before I get old", ti ricordi gli Who, hanno fatto il Superbowl di quest'anno, Townshend quasi sordo e un po’ cecato che ancora salta, e mulina, che ti fa pensare?". "Nulla, non c'ho mai pensato…". Provo ancora con Napoli: "Ancora vivi lì, sei l'unico della tua generazione…". "Io vivo lì, ma vivo anche altrove…". A quel punto anche il registratore mi molla, le pile gettano la spugna pure loro… Silenzio assordante.
Solo sui tornanti di Montecarlo, un labirinto di curve e gallerie dove anche la signorina del navigatore ogni tanto si scusa e singhiozza impotente, esce una vena orgogliosa e un po’ polemica quando chiedo a Edo perché proprio lui, che ha amato così tanto il blues, non abbia mai fatto neanche un decimo dei duetti con cui Zucchero ha costruito la sua fama… "Tu sicuramente ti ricorderai che sul Paese dei Balocchi ho fatto un pezzo con Bo Diddley… che ho suonato Signor Censore con BB King, ha chiesto chi ero, gli han detto quello che ha fatto la sigla dei Mondiali, e lui ha detto ok… E a Montreux tu sicuramente ti ricorderai che ho suonato con Albert Collins. Quello con cui non ho mai suonato è stato John Lee Hooker, il mio preferito, potrei ascoltarlo 24 ore al giorno, peccato. E poi ti ricorderai altrettanto il film per la tv con Banfi e Arbore su Joe Sarnataro, in cui facevo sia la parte del bluesman Joe che del nonno emigrante. E quando è andato in onda? Mai! Avevamo pensato al piano perfetto, su Rai2 subito dopo una Finale di Coppa…e non solo sono andati ai supplementari, ma pure ai rigori… Quando si dice il destino".
Insomma, alla fine si arriva alla base. All'ingresso, De Lucia raccoglie il mio sguardo un pò frustrato. E ridacchia: "Sì, ti capisco, peggio di quando diceva: "Leggete i miei testi, è tutto lì dentro, io che vi parlo a fare"? Facciamo così, magari mi mandi qualche domanda via mail e poi ci penso io, eh?". Mah, sì, boh. Vabbè, sono le 3.30, vi saluto tutti, io vado a dormire, salutatemi Edoardo. "Io sono qua", si sente la voce dalla hall. Salgo all'ammezzato ed Edo sta appoggiato alla balaustra. Non mi dà nemmeno il tempo di dire buonanotte. "Non vuoi parlare delle canzoni?". "Adesso?", penso, no guarda è tardi… Anticipa le mie parole e parte con… un testo, esatto, proprio con un testo! Lo recita! Sembra una presa in giro, ma capisco che invece è un gesto, è il suo modo di tendere la mano. E ci sta veramente tutto, lì dentro, sia detto senza facili ironie:
"Io no, non ho mai avuto vita facile
ma benedico il giorno in cui
iniziai a ribellarmi a quelle regole
Così con un passato discutibile
senza un mestiere rispettabile
Io giro il mondo e faccio il trafficante
di rock 'n' roll…
Si ferma e scandisce, con il suo classico accento partenopeo, Traf-fi-can-te-di-rock-and-roll, capisci? Poi riprende…
…Con una chitarra soltanto con lei
sul ponte tra Memphis e i Campi Flegrei
Col rock tutti felici e contenti ma il rock
il rock ha i suoi comandamenti ed io
che son devoto, solo a modo mio
potrò salvarmi…
…E quindo nel sogno ritorno a Bagnoli
risento il ruggito delle ciminiere
risento la radio degli americani
che infetta di rock i conservatori…
Ed in quell'inferno ritrovo la fede
perché nonostante i divieti e le mode
e il marchio infamante di cose proibite
le vie del rock sono infinite!"
Infinite. Come le maniere di fare un Sanremo, un'intervista, un ritorno in pista quando ti davano per sbandato davvero, echissàdove. Bentornato, caro rockerautore.
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MessaggioInviato: Ven Giu 18, 2010 1:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Molto bella davvero...Grazie per averla postata...e chiedo scusa se mi sono per cosi' dire "eclissata" da questo forum... Sad

Ma sinceramente non ho argomenti nè..voglia di scrivere..

Un saluto a voi

Ciao Ale..

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