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Marco
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MessaggioInviato: Sab Dic 23, 2006 6:23 pm    Oggetto: . INTERVISTE..!!!. Rispondi citando

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"Io speriamo che me la cavo"

Peter Pan a Milano,intervista a Bennato.

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Dopo il successo di Napoli, dove il musical ha debuttato, Peter Pan, con le musiche di Edoardo Bennato, approda a Milano, agli Arcimboldi (fino al 7 gennaio) per poi proseguire nei più importanti teatri di tutta Italia. "Mi sento Peter Pan perché sono un maschio, un eterno bambino incapace di prendere sul serio le proprie responsabilità" dice a Tgcom il cantautore. - Le favole non cambiano, la realtà, purtroppo neppure".

Per la regia di Maurizio Colombi, la direzione artistica del magico Arturo Brachetti e le musiche straordinarie di Edoardo Bennato, in Peter Pan l'eterno bambino dell'Isola che non c'è torna a volare e a combattere il malvagio Capitan Uncino a tempo di musica, quella di uno dei più celebri album di Edoardo Bennato, "Sono solo canzonette", ispirato proprio alla fiaba di James Matthew Barrie. Oltre ai brani del disco del 1980, Bennato ha composto per l'occasione una nuova canzone, intitolata "Che paura fa Capitan Uncino!".

Per il resto la favola resta quella di un secolo fa, più volte ripresa e riproposta in versioni ogni volta differenti, la visionaria e poetica storia del bambino che c'è dentro ognuno di noi, del suo desiderio di libertà e della sua terribile paura di crescere.
Nulla è cambiato allora? Tgcom l'ha chiesto a Edoardo Bennato.

Sei tornato ad uno dei tuoi primi amori, il Peter Pan dei tuoi successi maggiori. E' passato oltre un ventennio. Cosa è cambiato da allora?
Non è cambiato niente. Le favole non cambiano. La realtà, purtroppo, neppure. I canovacci delle favole sono sempre stati per me le piattaforme per parlare delle contraddizioni della società, della doppiezza della gente, specie i politici, della pressapocaggine e della grettezza imperante, senza però fare moralismi, senza sembrare retorico.
In questo senso è nata la mia "trilogia" fiabesca, dal Pinocchio di "Burattino senza fili", al Peter Pan di "Sono solo Canzonette" fino alla "Fantastica storia del Pifferaio magico". Il messaggio è sempre lo stesso, perchè la società è sempre la stessa, i padroni anche.
Il Pifferaio magico contiene in sè questo concetto, è la metafora della doppiezza dei politici, della remissività delle masse, del potere narcotizzante della televisione...Le favole sono il mezzo per parlarne. L'unica differenza è che nelle favole spesso i cattivi diventano buoni. Nella realtà no.

Napoli è la tua città, cosa pensi della ventilata minaccia di passare alle maniere forti e di inviare l'esercito per far fronte alla criminalità imperante? Avresti qualche consiglio da dare?
Il mio rapporto verso Napoli, la "mia ricetta", sono contenuti ne il "Pifferaio Magico". L' canto di una città sull'orlo dell'autodistruzione per colpa dell'egoismo di certe persone che pensano soltanto ai propri interessi e per colpa dell'ottusità e protervia di una casta di potenti. Che consigli dovrei dare? L'ho già detto, io sono un cantautore e il mio compito è quello di fare canzoni, musica e attraverso questo ceracre di far vedere come stanno veramente le cose. Le soluzioni sono alla portata di tutti, ma sono soprattutto le cause e i colpevoli a dover essere rimossi.

Torniamo a Peter Pan. Quanto di Edoardo Bennato c'è nel personaggio?
Nella storia di Peter Pan si parla dell'eterna contrapposizione tra la maschilitudine e la femminilità.
Mi sento Peter Pan perchè sono un maschio e quindi un eterno bambino incapace di prendere sul serio le proprie responsabilità. Wendy, da brava femmina, capisce che non si può andare avanti a sognare e torna indietro dall'isola. Peter Pan rimane.

La tua recente esperienza con Alex Britti esula un po' dal tuo stile e dai tuoi leit motiv. Come nasce e perchè?
Non deve per forza esserci un perché. La mia esperienza con Britti nasce dal fatto che mi sono divertito un sacco a cantare con lui, un cantautore e una persona che stimo e ammiro moltissimo. Punto e basta.

Sei un tipo schivo, non parli mai della tua vita privata...posso sapere se vivi attualmente con qualcuno?
Non vivo con nessuno

Non hai mai desiderato un bambino a cui racconatre delle favole?


Ai tuoi fan forse piacerebbe che tu facesso loro una sorpresa come quella per l'uscita di "Sono solo canzonette" alla trasmissione televisiva "Variety"...Era il 1980; hai in mente qualcosa del genere?
Vedi il discorso è sempre quello che facevo prima, c'è una realtà gretta e falsa con la quale fare i conti e ci sono soprattutto i media dietro a tutto il sistema a muovere i fili. Al di là delle mie più buone intenzioni e dei miei progetti...un esempio è stato proprio "La storia del Pifferario Magico", un'impresa difficile da realizzare, tutti quegli artisti insieme a cantare, qualcosa di grande, che nessuno aveva mai fatto... eppure...
Uno fa qualcosa di grande, di bello, di importante, poi ci mettono lo zampino i media e le cose vanno diversamente da come dovevano andare, capisci? C'è solo da sperare...

Insomma... Io speriamo che me la cavo?
Si' appunto, io speriamo che me la cavo

Antonella Fagà

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MessaggioInviato: Sab Dic 23, 2006 6:28 pm    Oggetto: .LE CANZONI del MUSICAL in un CD..!!! Rispondi citando

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PETER PAN Il ragazzo volante agli Arcimboldi

di Carlo Faricciotti

La promessa è quella di un Peter Pan che volerà davvero - senza trucchi e senza inganni - a parte l’aiuto di un robusto gruppo di macchinisti, dietro le quinte del Teatro degli Arcimboldi.
Sarà infatti l’enorme spazio scenico della Bicocca a ospitare, da stasera al 7 gennaio, le avventure dell’eroe degli eterni adolescenti creato poco più di un secolo fa da James Matthew Barrie. Uno spettacolo prodotto dal romano Teatro Sistina in collaborazione con Teatro alle Erbe e Officine Smeraldo che parte dal musical andato in scena qualche stagione fa a Buenos Aires, ma che di quello spettacolo ha conservato il copione.
Le musiche infatti sono firmate Edoardo Bennato e a parte due canzoni inedite, tra cui Che paura che fa Capitan Uncino (e che compariranno nel cd di prossima uscita con le musiche dello spettacolo) riprendono quelle del celebre album del 1980 Sono solo canzonette, con hit come Il rock di Capitan Uncino, L’isola che non c’è, Ogni favola è un gioco, Viva la mamma.
Se a interprete Peter Pan sarà Manuel Frattini, già Pinocchio nel musical firmato Pooh di qualche anno fa - e che si autodefinisce “un quarantunenne felicemente affetto della sindrome di Peter Pan, come tanti nel gruppo” - la regia è stata affidata a Maurizio Colombi, con Arturo Brachetti nel ruolo di direttore artistico della produzione.
Il primo ha voluto «un cartone animato ma dal vivo, in cui i personaggi, a parte Peter, si muovo e recitano come in un cartoon, sempre sopra le righe, schizofrenici, esagerati». Brachetti, dal canto suo, ha voluto un Peter Pan classico, «ispirato a Barrie, non una rivisitazione intellettualistica, post-moderna. Abbiamo impostato lo spettacolo come un libro a tre dimensioni, con delle scenografie dipinte come in Italia, culla della scenografia teatrale, si è smesso di fare da trent’anni».
Lo spettacolo sarà quindi caratterizzato da un’atmosfera magica ricreata grazie allo studio approfondito dei colori e delle luci e dal volo di Peter e dei piccoli Darling fino all’Isola che non c'e'.

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MessaggioInviato: Sab Dic 23, 2006 7:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

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..nella home page klikkate su musiche...vi esce l'elenco brani...
..se ci klikkate sopra....ascoltate...ascoltate....!!!!!.

...Ciao...Ciao...a presto...!!!!.


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MessaggioInviato: Dom Gen 21, 2007 3:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

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ELOGIO DEL PIFFERAIO BENNATO


di Stefano Starace

Sedersi ad un tavolo con Edoardo Bennato è cosa piacevole: ci si ritrova travolti da una vitalità sorprendente se si pensa che il napoletano ha quasi 35 anni di attività. Cosa più complicata è parlare di musica, almeno nel senso più stretto del termine. Infatti, ai suoi lavori Edoardo ha sempre associato una proiezione speculare propria di chi pensa che la musica non sia solo un fatto estetico.
Imbattibile per curiosità artistica e inventiva, eccezionale per intuito, sufficientemente efficace per la gestione dell’immagine, non è un caso che Bennato sia ritenuto un musicista geniale. E oggi, al centro dei suoi entusiasmi c’è (quasi solamente) il suo ultimo lavoro…

(parte da solo…)
Le prime suggestioni per l’animazione sono partite da una favola in cartone animato, ‘Totò Sapore’, per cui 3 anni fa ero stato incaricato di scrivere le musiche. La favola del pifferaio magico l’avevo già affrontata, ho voluto riprenderla partendo da altre angolature evidenziate nel brano La fantastica storia: “Immagina cosa sarebbe il mondo se non ci fossero gli inventori, a volte vengono chiamati pazzi ma non si arrendono mai, credono nelle favole e nelle favole riescono a trovare quella formula magica per non smettere mai di sognare…”. Questo disco è dedicato a quelli che inseguono un sogno, l’utopia; nel nostro caso gli scienziati, gli inventori, che il sogno lo raggiungono. Sono loro che, cercando di smantellare convenzioni, false morali e luoghi comuni, migliorano le condizioni dell’umanità.


Il sogno e l’utopia ricorrono spesso nelle tue canzoni e in una in particolare che definirei il manifesto Bennato…

L’isola che non c’è rappresenta l’utopia. Ma i sogni possono diventare realtà: come il bambino che, dopo aver visto morire il fratellino di poliomielite da adulto diventa scienziato e sconfigge quella malattia. Passiamo alla morale? Nel 1600 la morale imponeva ai miopi di non utilizzare gli occhiali perché ci si contrapponeva al volere di Dio. Anche oggi succede qualcosa del genere, la scienza è ostacolata dalla morale, no? C’è chi propone la propria isola che non c’è che è antitetica rispetta a quella di un altro. La nostra è un isola in cui i bambini non vengono colpiti da malattie.

Un disco in cui si viaggia sul binario parallelo fantasia/realtà(denuncia)…

Nella favola ci sono di queste suggestioni: un sindaco incapace, un pifferaio con arti magiche (la musica), una città in cui tutto va male fino ad una grande tragedia: l’invasione dei topi. Cambiando leggermente il canovaccio, ho pensato ad un’altra città sotto la prima dove vivono i diseredati, quelli che non accettano le regole e la morale della città di sopra per cui vogliono distruggerla.

Ecco, è possibile che questo risvolto appesantisca una fiaba non propriamente rivolta agli adulti?

Bè, anche certe implicazioni filosofiche di Pinocchio o di Peter Pan sfuggono alla comprensione dei bambini. Loro si divertono per la storia, per i personaggi, per il buono e per i cattivi, per il rapporto tra il bene e il male. Io faccio in modo che chi ascolta, a secondo del suo livello culturale, estrazione sociale o età, si diverta alla favola. Questo è il vantaggio delle favole, anche i cattivi possono risultare se non proprio positivi almeno divertenti.

Qual è il luogo di questa (ultima) fiaba?

Le caratteristiche corrispondono a Napoli ma anche a New York e ai suoi bassifondi. Il brano che ho affidato a Irene Grandi, un rock-blues un po’ J. Joplin un po’ E. Clapton, richiama proprio a queste città. La donna, in particolare, è la caratteristica di questa fiaba.

I tuoi compagni di viaggio li hai scelti per le loro qualità/caratteristiche o altro?

Ho pensato di coinvolgere quegli artisti che hanno stima di me e di cui ho stima, quelli con cui potevamo avere idee e punti in comune. Ovviamente ho pensato anche ad artisti con diversi stili musicali proprio perché più adattabili ad un musical. Io ho semplicemente chiesto loro di essere il più possibile se stessi, poi abbiamo lavorato molto sui brani. Doveva esserci anche Daniele Silvestri ma ha avuto una serie di piccoli problemi. Mi ha mandato anche un sms in cui si rammaricava dei suoi contrattempi (nrd: me lo legge).

Sei soddisfatto di queste collaborazioni oppure avevi altre aspettative?

No no, i pezzi mi piacciono molto, tutti. Anche l’attore, Maurizio Trombini, è stato molto bravo.

Chi ha avuto la parte del leone?

Uno dei pezzi chiave forse è toccato agli Zero Positivo perché vi si presenta un interrogativo interessante: è possibile che una società così evoluta (almeno tale si dichiara), che aveva scritto trattati scientifici, scritto testi sacri, ecc., ad un certo punto si vede costretta ad accettare la magia di un pifferaio, uno “senz’arte né parte” per risolvere i propri problemi? Com’è possibile che in una società come la nostra sembra che il deus ex machina, e chi rivela la verità assoluta, è Celentano (ndr: il riferimento è relativo al programma televisivo del passato autunno).

Siamo arrivati a Celentano?

Probabilmente, Celentano dall’alto, o dal basso, della sua ingenuità riesce a dire delle cose in modo disarmante. È puerile se vuoi, addirittura qualunquista, però al disopra delle parti. Si è conquistato sul campo questa prerogativa. È come uno 007, non deve tener conto di nessuno… Il pifferaio è uno al di sopra delle parti, fuori dallo schema della società. Nella favola ci sono tante analogie: sindaco-potere, politici-prestigiatori, città-società… E poi tanti atteggiamenti che si ripetono: la rinuncia a far valere i propri diritti, il fatalismo, il vittimismo, l’alibi dell’impotenza nei confronti di un potere che diventa anche aggressivo e cinico. È un po’ il problema della nostra società che non reagisce e non condiziona il potere. Certo, toccherebbe alla fascia che si ritiene più avanti il compito di essere propositiva, di scardinare i luoghi comuni, di togliere la ruggine che impedisce alla gente di ragionare e di farsi condizionare dalla televisione e dai luoghi comuni…

La televisione, come elemento di “disturbo” della società, non poteva mancare…

Precisamente in due brani: in quello di Roy Paci in cui c’è un maestro di ballo che fa l’ipnotizzatore e induce tutti ad essere fagocitati e asserviti alla televisione e poi c’è il brano di Max Pezzali in cui la televisione assurge al livello della verità assoluta. Ma tutte queste sono canzonette che fanno parte di un musical, servono a divertire, ed è la cosa fondamentale. Tutte le altre implicazioni, politiche e sociali, vengono dopo. Il mio obiettivo è divertire - anche se ognuno lo fa in base alla sua preparazione - cercando di evitare retoriche, paternalismi o moralismi… senza essere superficiali.

Ma raccontaci della tua formazione.

Napoli, come si sa, è una città piena di contraddizioni, ideale per chi vuole fare musica o qualsiasi altra cosa, per divertire e divertirsi. Napoli conosce i paradossi eterni, è la città di Totò che prende in giro il potere e se stessa. Napoli è il punto di partenza. È qui che inizia il mio sogno… poi Milano per le case discografiche. Ho fatto molta gavetta, appuntamenti mancati, appuntamenti finti… fino a quando non sono riuscito a fare “Non farti cadere le braccia”, nel 1973.

Un disco che annovera anche la collaborazione di Roberto De Simone…

Mi sentivo arrivato, e poi pubblicavo con un’industria discografica come la Ricordi. Invece non successe niente. Perché? Perché per i media non ero ok. In Rai dicevano che la mia voce non era radiofonica, di conseguenza il progetto abortì. Pensai: devo inventarmi qualcosa. Così mi piazzai in un angolo di Roma, in zona Rai, con un tamburello a pedali, l’armonica, il kazoo e la chitarra ben sapendo che la zona fosse frequentata da giornalisti e addetti ai lavori. In effetti mi notarono e mi affibbiarono l’etichetta del tipo strano, portandomi ad un festival di tendenza. La mia vita cambiò e fui promosso a interprete dell’insoddisfazione giovanile in Italia.

Con “I buoni e i cattivi” arrivi al grande pubblico…

Al di sopra delle parti. Guarda caso il disco aveva questa struttura, questa superficiale classificazione che si fa dell’umanità: i buoni e i cattivi. I buoni arrivano dopo i cattivi, prendono il loro posto e dicono che loro sono buoni… La cosa va avanti all’infinito. Normalmente si sostiene - non molto tempo fa anche Sabina Guzzanti - che i buoni e i cattivi esistono veramente e che nel momento in cui i primi prenderanno il posto dei secondi avremo una società migliore. Ma allora è semplice: votiamo i buoni e risolviamo tutti i problemi. Nel disco voglio dare una visione diversa da quella convenzionale: il potere è condizionato dalla gente e finché la gente non prenderà coscienza e non condizionerà il potere l’avvicendarsi dei buoni e dei cattivi è relativo. Noi umani non abbiamo una verità assoluta, esiste una verità generazionale che cambia in relazione al tempo, al progresso scientifico e alla latitudine. La verità degli umani di 500 anni fa è diversa da quella di 100 anni fa e diversa dalla nostra. E sarà diversissima fra 10 anni. Sono gli argomenti de “L’uomo occidentale”.

E siamo arrivati all’evoluzione della specie...

In teoria sembra assurdo parlarne in questo contesto, eppure io nei miei dischi ne parlo. Mi rendo conto che può risultare quasi immorale così come era immorale per Galileo affermare che la Terra si muoveva intorno al Sole. Le Sacre Scritture affermavano l’opposto… Comunque, abbiamo a che fare soprattutto con una favola di opera rock. Il rock ha una funzione: deve scardinare i luoghi comuni, fare in modo di non ripetere gli stessi itinerari, smuovere le coscienze, provocare. Deve oliare il meccanismo arrugginito che è in ognuno di noi. È, comunque, divertimento.

Rocker e cantautore…

Per me il rock era un fatto istintivo, non era solo muovere il bacino alla Elvis… Per esempio il rock del disco “Kaiwanna” era anche un modo per sperimentare. A costo di deludere i tuoi fan. Un po’ come ha sempre fatto Dylan.

Venendo ad un esempio italiano, come ha fatto Battisti ad un certo punto? E comunque hai il merito di aver anticipato diverse cose: la traccia video nel Cd, le storie illustrate in allegato, due dischi in uscita contemporanea, il primo cantautore a riempire gli stadi, il tour con il quartetto d’archi…

Bè, per Battisti è stato un po’ diverso… Però puoi inventare qualcosa e anticipare i tempi soltanto se ti svincoli completamente dai condizionamenti. “Burattino senza fili” mi ha permesso di anticipare e inventare di 6/7 anni il concetto del videoclip: a parte La fata e Tu grillo parlante, soprattutto In prigione in prigione, per esempio, è stato concepito come un vero videoclip. La musica è associata alle immagini proprio come una piccola sceneggiatura all’interno di una canzone. Nel ’90 con “Rinnegato” anticipavo di 5/6 anni l’unplugged di Clapton.

I buoni compagni di viaggio non si lasciano mai…

Mi sono sempre mosso con i miei amici di infanzia: Aldo Foglia, Giorgio Darmanin, Franco De Lucia, i miei fratelli Eugenio e Giorgio.

Subito professionisti, subito a gestire grandi concerti?

Secondo i veri “professionisti” non erano idonei. Nel senso che quello che facevo io apparentemente non era né capo né coda. In alcune situazioni - come una volta in cui volevo annullare un concerto a San Siro nonostante i 70.000 biglietti venduti per questioni di inadeguatezza di impianto - un impresario vero mi avrebbe fatto a pezzi. Io però continuo a muovermi con i miei amici allo stesso modo, un po’ fuori dagli schemi.

Non ti si vede mai insieme con i tuoi fratelli eppure c’è uno scambio forte tra voi, specie con Eugenio. Come mai?

Diversificare le proprie attività può renderci più riconoscibili. Ma per esempio quando sono stato incaricato di fare le musiche di ‘Totò Sapore’ ho chiamato subito lui; in ogni album il supervisore è sempre Eugenio.

E Giorgio?

Lui è più attento ad evitare i miei fallimenti, soprattutto economici. Mi permette di essere autonomo, quindi propositivo e creativo.

E la favola come superficie (parzialmente) riflettente della società.

Sì, utilizzo il canovaccio della favola ribaltandone però strutture, morali... Prendi la favola di Pinocchio, la sua morale dice: se rispetti le regole, se ubbidisci ai genitori, se ti comporti bene, se sei in linea con il sistema… diventerai un bambino. Io capovolgo il concetto: nel momento in cui farai parte dell’establishement, sarai in linea con le regole, con le indicazioni e la morale ricorrente sarai invischiato e avviluppato da mille fili: sarai un burattino nelle mani del sistema, del potere. Nel caso del pifferaio magico i bambini sono rapiti per vendetta. Anche qui capovolgo la situazione e i bambini sono portati via per essere salvati. Raggiungono l’isola che non c’è, un mondo di sogni.

Eccoli, i bambini…

È importante il rapporto con i bambini. Per esempio, bisogna spiegare bene loro il concetto della diversità che non c’entra niente con le razze, spiegargli il perché una carnagione è più chiara e una più scura. Bisogna svincolarli subito da questi pregiudizi. Questi concetti li ho affrontati ne “L’uomo occidentale” e ne “Lo sbandato”: lo sbandamento dell’uomo occidentale nei confronti del Terzo Mondo. Il rapporto che c’è tra le famiglie che si sono evolute per questioni di latitudine e per le conquiste tecnologiche e quelle che sono rimaste indietro per questioni climatiche è lo stesso che c’è tra un bambino e un adulto. Il bambino aspetta le informazioni che gli arrivano dall’adulto e queste devono essere filtrate soprattutto da atteggiamenti di affetto, di amore.
Il bambino privilegiato è quello che riceve affetto nell’ambito familiare al di là dei livelli sociali e culturali.
Diversamente il bambino può accumulare livore nei confronti dell’adulto che successivamente può trasformarsi in risentimento nei confronti della società. In questo senso vedo tanti pericoli… L’unico elemento propositivo è l’istinto e il consenso femminile. Da sempre, in tutte le mie favole, c’è l’elemento femminile che osserva le cose del mondo, i pregiudizi, i paradossi, e si rende conto che questi non si sanano privilegiando una parte rispetto ad un’altra ma migliorando il livello culturale e la coscienza e la consapevolezza dei bambini.

Eppure nei tuoi dischi la voce femminile non è molto presente…

Sì, ci sono più spesso i bambini perché alla fine sono i veri protagonisti di queste favole.

Architettura, rappresentazione sociale, rapporto con la natura… entrano spesso nei tuoi lavori…

C’è una complementarietà tra l’urbanista e il musicista: il musicista indirizza l’urbanista (e il sociologo che è nell’urbanista) e dà un senso alle canzoni, anzi canzonette, facendo in modo che tutto questo non diventi troppo ingombrante, cioè che i contenuti siano comunque accessibili a tutti. L’urbanista utilizza il musicista per promuovere le sue idee. Ognuno quindi utilizza le possibilità dell’altro. Prendi, per esempio, “La torre di Babele”…

…E ‘la città obliqua’…

Sì, stesso concetto: in questo caso il progetto è su Napoli. Foggia, per esempio, si trova in pianura quindi su due dimensioni: lunghezza e altezza. A Napoli c’è un terza dimensione, l’altezza. Questo elemento condiziona tutto. Le ipotenuse, le linee oblique (le scalinatelle) sono fondamentali per collegare la collina al mare. Non sono più utilizzate perché i tempi sono cambiati, gli spostamenti si sono fatti più veloci. Ma intanto i problemi della città sono diventati insostenibili. E allora perché non affiancare alle scalinatelle delle scale mobili, dei tapis roulant…? Tra collettività e amministratori è una bella lotta… verso il basso. A Napoli, come in tanti luoghi del Sud, manca la coscienza sociale, la comunità identifica ancora lo Stato come una struttura repressiva del tiranno spagnolo. Siamo nell’Europa dell’euro e invece sembra di stare ancora nel Medio Evo… Pensiamo alla nostra favola rock, all’isola che non c’è, all’utopia, il sogno di Thomas Moore in cui ci svincoliamo dagli stereotipi e dai disagi attuali, dalla stupidità.

Pensi di dare un seguito a questo progetto?

Sarebbe bello organizzare uno spazio con tutti i musicisti che ci hanno partecipato. E poi un cartone animato…

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MessaggioInviato: Dom Gen 21, 2007 3:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

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L’intervista.

Come si realizza una colonna sonora a quattro mani?
Edoardo Bennato: Eugenio e io lavoriamo sempre insieme, ogni mio disco nasce con la collaborazione di Eugenio. Quando mi hanno incaricato di fare la colonna sonora di ‘Totò Sapore’ ho subito chiamato Eugenio, che è veramente esperto di tutti i fatti e della tradizione musicale di Napoli. Anch’io ho fatto delle cose su Napoli, musiche rossiniane: ‘Dotti, medici e sapienti’, ‘In fila per tre’ ma lui è più esperto di me in questo campo.
Io mi sono occupato delle canzoni rock, come quella della Strega Vesuvia. E’ stato molto divertente perché noi, fin da piccoli, abbiamo avuto un forte rapporto con il cinema, un rapporto cominciato proprio con i cartoni animati.

Qual è il primo cartone animato che ha visto al cinema?
Edoardo Bennato: Era una giornata di pioggia, probabilmente il giorno della Befana, e i nostri genitori ci avevano portato al cinema, faceva un gran freddo tanto che dopo ci venne la scarlattina a tutti e tre, Eugenio, Giorgio (l'altro fratello) ed io. Il film era Peter Pan (quale altro poteva essere per l’autore di ‘Capitan Uncino’?) e da allora il mio amore per i cartoni non è mai venuto meno.


Lo sceneggiatore Umberto Marino ha confessato che mentre costruiva nella sua mente il personaggio di Totò Sapore aveva in mente proprio Edoardo Bennato. Lei ci si riconosce?
Edoardo Bennato: Sì, perché lui è un one-man-bad, suona il tamburello, la chitarra. E' autosufficiente e soprattutto canta per la gente. Il fatto di suonare il tamburello deriva proprio dalla necessità di attrarre l’attenzione della gente per la strada.

Non avevate paura a utilizzare gli stereotipi di Napoli?
Eugenio Bennato: Il film si concentra sull’immagine della città di Napoli, in modo assolutamente voluto. Perché più il film racconta Napoli e più diventa internazionale. In questi ultimi due o tre anni, ho fatto concerti in tutto il mondo con la musica etnica napoletana e ho avuto modo di provare che ciò che l’Italia può esportare è proprio la sua cultura. E’ evidente che la pizza è la sintesi di questo essere locale, così come il Vesuvio e Pulcinella, che nel film dice proprio di sé stesso: 'io sono lo stereotipo più stereotipo che c’è'.

Come se la cava Edoardo Bennato ai fornelli?
Io cucino cose molto semplici: la pasta la condisco con il pomodoro fresco e con molto basilico, che per me è un elemento fondamentale della cucina ed è un ingrediente essenziale per la pizza. Non amo i piatti elaborati.

Chiara Ugolini

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